Le domande del pubblico
Siamo nati per comunicare e desideriamo farlo
Chi era già iscritto a questa newsletter – e se non lo eravate potete comunque recuperare tutti i testi in archivio – si ricorderà che abbiamo inaugurato il 2025 con un numero intitolato “A scuola di cinema - Incontrare oggi gli spettatori di domani”. L’approfondimento di gennaio ha riguardato un elemento centrale del progetto Est Film Festival: progettare e lavorare chiedendosi sempre come comunicare con il pubblico di domani.
🎬
Work in progress #12 – Grande gioia e grande fatica
Se è vero che per il futuro non ci sono certezze si può però partire da un dato sicuro: siamo tutti nati per comunicare e desideriamo farlo. Est Film Festival/Montefiascone – l’evento nato nel 2006 e da cui si sta sviluppando il progetto Est Film Festival/Lago di Bolsena – ha da sempre avuto una caratteristica importante e non così comune: ogni sua sezione, competitiva e non, ha previsto un incontro con l’autore/ospite, aperto alle domande del pubblico. Questa particolarità – lo ripetiamo, non scontata – è fondamentale per costruire quella comunità con la quale e per la quale continuare a progettare il futuro e per questo, passo dopo passo, si sta lavorando per estenderla agli altri eventi del circuito Lago di Bolsena.
Si tratta anche di un momento che, per chi organizza l’evento, è motivo di grande gioia e di grande fatica. Non ci interessa qui elencare le difficoltà di natura organizzativa, bensì provare a raccontare un altro tipo di complessità: coinvolgere il pubblico. Preparare un’intervista con un ospite è cosa ben diversa dal preparare e gestire un incontro in cui – a un certo punto – la parola deve passare agli spettatori e in cui chi conduce ha un triplice ruolo: promuovere la partecipazione del pubblico, garantire comunque all’ospite una buona esperienza di palco e assicurare a tutti gli spettatori il miglior incontro possibile.
Non abbiamo oggi lo spazio per raccontare le sfide di ognuno di questi aspetti, per cui abbiamo scelto di concentrarci sugli interventi e le domande del pubblico, sempre in bilico tra il troppo o il troppo poco. Tra questi due estremi viaggiano il desiderio di comunicare e l’imbarazzo di parlare davanti ad altre persone. Dopo un’esperienza quasi ventennale, possiamo dire che ci sono tre fattori che limitano gli spettatori nel farsi avanti per far sentire la propria voce: la convinzione di dover fare una domanda o un commento “intelligente”, il timore di suscitare una reazione inattesa e – ci torneremo presto – gli interventi già fatti da chi ha preso precedentemente la parola. Visto che il nostro interesse è promuovere la partecipazione, andiamo a smontare ognuno di questi aspetti, partendo da quello più comune.
L’idea che essere spettatore in un festival di cinema voglia dire essere esperti in materia è, senza tanti giri di parole, sbagliata. Ognuno sa perché ha deciso di uscire di casa e sedersi in sala (o in piazza) e se la motivazione è stata la curiosità e questa anche rimane dopo la visione, tanto da voler fare un commento (di apprezzamento o anche di critica), questo è abbastanza. Chi sta sul palco ad “accogliere” questi interventi apprezza moltissimo – anche quando non vuole o non riesce a mostrarlo – il solo fatto che ci siano ed è perfettamente capace di cogliere l’autenticità dell’intenzione, che va ben oltre le parole che possono essere usate. Ricordiamo ancora una volta che siamo tutti nati per comunicare e che desideriamo farlo.
Il timore di suscitare una reazione non gradita da parte di un interlocutore o interlocutrice che non si conosce è ugualmente molto umana ma – dateci credito – per questo è sempre presente almeno un conduttore (Glauco Almonte, Flavia D’Angelo, Fortunato Licandro). È a lui (o a lei) che spetta il compito di garantire il rispetto in qualsiasi modalità di condivisione, quindi voi rilassatevi pure: per una volta ci pensa qualcun altro!
Infine, l’aspetto più scomodo da raccontare: quando il pubblico inibisce se stesso. Lo sapete già, vero, a cosa ci riferiamo… È il caso in cui uno spettatore prende la parola – e solitamente sempre per primo, così l’effetto inibitorio è più devastante – e fa un intervento da 30 e lode a un esame di cinema o di qualsiasi materia/argomento si stia parlando; oppure, variante del primo caso, espone i propri pensieri e sentimenti per un incongruo numero di minuti. In tutto questo non c’è nulla di sbagliato, però come si fa a prendere la parola dopo un intervento del genere? Come si può superare il complesso di essere colui o colei che parla dopo che lo ha fatto la persona probabilmente più competente e sicura di sé incontrata negli ultimi tempi? Dopo quasi vent’anni di conduzione sul palco non abbiamo una risposta a questa domanda ma possiamo rivelarvi un segreto: ogni tanto qualcuno trova il coraggio di fare l’intervento successivo e noi a queste persone vogliamo davvero molto bene.
Il punto sul concorso Documentari
Nel momento in cui viene inviata questa newsletter, mancano poche ore all’ultimo appuntamento con il concorso per documentari italiani di Montefiascone: ne parliamo adesso perché proprio la sezione dedicata al cinema del reale è quella che invoglia maggiormente il pubblico a intervenire per dibattere con gli autori.
Gli incontri con Roberto Carta, Antonietta De Lillo e Consatantin Rusu sono durati tra i 30 e i 40 minuti e il numero degli interventi del pubblico è andato crescendo dibattito dopo dibattito. Gli incontri hanno preso pieghe diverse, sulla base delle tematiche del film e delle propensioni degli autori: con Roberto Carta si è cercato di approfondire ulteriormente la realtà delle “Donne di miniera” del Sulcis Iglesiente; con Antonietta De Lillo si è parlato maggiormente dell’attualità e del passato prossimo del mondo del cinema; Constantin Rusu ha approfondito sia le sue scelte stilistiche, sia il punto di vista delle comunità moldave nei diversi paesi d’Europa, emerse recentemente durante le elezioni presidenziali romene.
Nei prossimi giorni la giuria, composta dai soci dell’associazione CIC - Centro di Iniziative Culturali di Montefiascone, decreterà il vincitore dell’Arco d’argento e del premio di 500 euro. La premiazione, come da tradizione, si terrà a fine luglio durante il 19° Est Film Festival.
🎥 L’ultima proiezione è in programma venerdì 29 maggio alle 17:30. Non mancate!
Media e audiovisivi
📺Continuiamo a parlare di Antonietta De Lillo, in concorso a Montefiascone con “L’occhio della gallina”, un autoritratto dell’autrice napoletana. Il film centrale della sua biografia, dopo il quale inizierà l’ostracismo nei suoi confronti, è “Il resto di niente”, racconto delle vicende umane e politiche della Napoli di fine ‘700 attraverso le poche ore che precedono la morte di Eleonora Pimentel Fonseca, interpretata da Maria De Medeiros. Quello che emerge è il ritratto di una donna moderna, coraggiosa e libera. Il film, tra i più apprezzati al Festival di Venezia del 2024, è stato distribuito in pochissime copie. Oggi è possibile vederlo on demand sul sito della casa di produzione o nel catalogo di Primevideo.
Restando sugli autori del concorso per documentari di quest’anno, Roberto Carta ha vinto l’Arco d’argento per il miglior cortometraggio nel 2014 con “Sinuaria”, storia di un detenuto del carcere dell’Asinara che diventa l’apprezzatissimo parrucchiere delle mogli di guardie e funzionari dell’istituto. Il cortometraggio è caricato online su Vimeo.
5x1000

In breve
📚 LIBRI | Continuiamo con la filmografia di Antonietta De Lillo: “Il resto di niente” è tratto dall’omonimo romanzo di Enzo Striano, pubblicato nel 1986 (l’anno prima della morte dell’autore) dall’editore scolastico Loffredo e successivamente riproposto da Mondadori.
Un altro libro di cui De Lillo ha acquistato i diritti, ma che per le vicissitudini raccontate nel suo documentario difficilmente diventerà un film, è Morta di Soap di Adele Pandolfi, pubblicato nel 2001 dopo che gli autori della fiction “Un posto al sole” hanno deciso di far morire il personaggio da lei interpretato; in questo momento Morta di soap si trova soltanto usato nei principali rivenditori online.
🙋 DIBATTITO | La consegna dei David di Donatello ha dato nuova linfa a un dibattito che si trascina latente da mesi: le problematiche del settore cinema contrapposte ai privilegi di cui gode. Alla base delle tante parole spese, spesso impropriamente, c’è una questione socio-culturale: esiste un’alternativa alla proposta culturale “da sinistra”? Che ne pensate?
👩🏫APPELLO | Durante il Festival di Cannes, le associazioni dei cineasti europei hanno sottoscritto un appello a salvaguardia del cinema e dell’audiovisivo: Rifondare un’Europa della Cultura. L’assunto iniziale è che il cinema è sia un’arte che un’industria. QUI il link alla versione originale del manifesto con tutte le firme.
Appuntamento tra un mese con le informazioni sulla programmazione estiva nei paesi intorno al Lago di Bolsena e con il vincitore della Sezione documentari di EFF25!





Diciamolo, leggervi è sempre musica per le mie orecchie (si può dire così?).
Aggiungo una breve riflessione a proposito de "L'educazione siberiana" di Nicolai Lilin, romanzo dal quale Salvadores (di sinistra) ha tratto il film omonimo. Ebbene, non ho visto il film ma ho apprezzato il romanzo. Oggi scopro che Lilin è un fascistaccio putiniano che minaccia i giornalisti ed i comici italiani e che è riparato in Arabia Saudita a causa di transizioni economiche sospette.
Chi l'avrebbe mai detto fino a pochi giorni fa? Non certo io... Destra, sinistra...
Ludovico Greco
Io al contrario non ho letto il romanzo di Lilin, e del film ho un ricordo parziale e poco soddisfacente.
La questione dell'immagine pubblica di un autore, soprattutto da una quindicina d'anni, è argomento attorno al quale c'è molto rumore ma io continuo a pensare che chi vede il film di Salvatores, oggi come 10 anni fa, debba poter ignorare o dimenticare per 2 ore chi sia Lilin. Altrimenti continueremo (mi ci metto anch'io) a dare giudizi ideologici nati prima della visione del film anziché, come sarebbe giusto, durante.
Glauco