Il cinema all'aperto
Come funziona un'arena cinematografica; i documentari in concorso a Montefiascone
In un periodo storico in cui si discute molto – e su posizioni molto diverse – su cosa sia il cinema quando esce delle sale e arriva in televisione e sulle piattaforme (sarà ancora “cinema”?) su un punto ci si trova tutti d’accordo: il cinema in piazza è, senza alcun dubbio, cinema. La visione comunitaria e all’aperto di un film è un’esperienza che ciascuno di noi istintivamente riporta a un’idea intrinseca di cinema e per questo non passa mai di moda: le arene estive sono sempre presenti nelle estati italiane, con alcuni momenti di calo e altri – come questi ultimi due anni – di maggior diffusione. Mentre ci prepariamo a inaugurare la stagione di “cinema all’aperto” di EFF Lago di Bolsena, vediamo qual è la situazione delle arene estive in questo territorio.
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Work in progress #20 – L’arena cinematografica
Nei paesi della Tuscia ci sono sempre state arene estive, per lo più itineranti, e anche a Montefiascone – il paese in cui è nato nel 2007 Est Film Festival – erano state organizzate proiezioni nello storico piazzale Frigo. Proprio in quegli anni nascono diversi eventi che, pur avendo al centro la “proiezione sotto le stelle”, collegano l’esperienza dell’arena estiva a un progetto di diffusione della cultura cinematografica. A Montefiascone Est Film Festival lancia il format di un concorso che negli anni si allargherà dalle opere prime ai documentari e ai cortometraggi e, facendo dell’evento estivo il centro e la vetrina principale della sua attività, investirà su proposte programmate per tutto l’anno. Negli stessi anni a Viterbo nasce il Tuscia Film Fest, rassegna che avvicina il pubblico al cinema grazie agli incontri con gli autori e il cast dei film e che va a occupare una delle più belle piazze di Viterbo. A Bolsena lo storico Cinema Moderno esce dalla sala e allestisce, con pazienza e fatica, varie piccole (ma preziose) rassegne estive. Sono questi gli anni in cui, quindi, alle classiche visioni nei tanti borghi della provincia (uno schermo e un centinaio di sedie) si affiancano eventi più strutturati e, soprattutto, con un progetto pluriennale.
Ma cos’è, in fondo, un’arena cinematografica? Per aprire una sala cinematografica serve un immobile molto grande, costruito e allestito e mantenuto nel rispetto delle leggi e delle normative specifiche del settore: per un’arena basta uno spazio vuoto, e nemmeno troppo grande. Ma questo spazio deve essere adeguato all’obiettivo e utilizzato nel modo giusto – e anche qui leggi e norme devono essere rispettate ma sono altre leggi e norme: non è scontato che chi gestisca professionalmente un cinema sia facilmente in grado di gestire anche un’arena estiva.
Lo spazio deve essere facilmente accessibile, deve essere ben illuminato prima e dopo la proiezione ma totalmente al buio durante, deve essere relativamente vicino a un parcheggio ma in una zona silenziosa e senza passaggio di macchine durante la proiezione. Se si trova una zona con queste caratteristiche bisogna poi chiedere a chi lo spazio lo gestisce (di solito un Comune) il permesso di utilizzarlo e, dato che si sottrae un’area all’uso abituale da parte della collettività, è necessario pagare l’occupazione del suolo pubblico. Resta poi l’ulteriore problema dell’utilizzo di spazi adibiti anche a parcheggio: è necessario far mettere gli avvisi di divieto molti giorni prima per evitare di trovare macchine parcheggiate a sproposito – fermo restando che il parcheggiatore “selvaggio” non si fa dissuadere neppure dai divieti.
Una volta trovato il luogo adatto bisogna farlo diventare un’arena e, quindi, allestirlo: serve uno schermo grande abbastanza rispetto allo spazio e del materiale più adatto per garantire una buona luminosità delle immagini, insieme a una non esagerata resistenza al vento – e comunque la struttura deve essere stabilmente ancorata al terreno. Il proiettore deve essere sufficientemente potente rispetto alle dimensioni dello schermo e posizionato alla corretta distanza e, ovviamente, serve un collegamento sicuro con la corrente elettrica per far funzionare tutte le attrezzature. Bisogna avere a disposizione il proiettore giusto anche in relazione alla modalità di proiezione: se si utilizza un supporto amatoriale (DVD/file) serve un (buon) computer e/o un lettore DVD; se si utilizza il formato DCP (quello utilizzato dai cinema) è necessario un server cinematografico con un proiettore digitale costoso, delicato e molto molto pesante da spostare. Per il sonoro del film bisogna avere un impianto audio e, per presentazioni o dibattiti prima o dopo la proiezione, microfoni possibilmente collegati a un mixer e un impianto audio diversi da quelli specifici per l’audio cinematografico. E poi, il fattore umano: serve qualcuno – più di una persona – che sappia far funzionare tutto.
A monte di tutti questi sforzi, anche economici, c’è già stato quello della scelta del film: non è semplice scegliere il film giusto per la piazza giusta, anche tenendo conto dei tanti limiti imposti da distributori e cartelli di distributori. Il film non deve essere in sala e, se uscito nell’ultima stagione cinematografica, non è possibile proiettarlo a ingresso gratuito. Inoltre, va da sé, è necessario ottenere – e pagare – la licenza di proiezione al distributore e per le musiche del film deve essere pagata una quota alla SIAE.
Tornando “in piazza”, una volta trovata la location, allestito lo spazio manca comunque il pubblico: non solo bisogna far sapere che ci sarà una proiezione “sotto le stelle” ma bisogna anche pensare che non si può lasciare letteralmente sotto le stelle il pubblico. Bisogna procurarsi sedie ragionevolmente comode e pensare alla necessità di usare un bagno e comprare da mangiare o quantomeno da bere.
Quando (SE) si riesce in tutto questo e si spengono le luci allora anche chi organizza può rilassarsi un poco, ma sempre con molta cautela perché gli imprevisti capitano sempre: non siamo mica in un cinema, siamo sotto le stelle!
Focus: il cinema all’aperto nella Tuscia
Il cinema all’aperto nella Provincia di Viterbo ha un marchio ben riconoscibile: quello del Cinema Tevere e Drive In di Stefano Perquoti. Insieme a Stefano e alla sua famiglia abbiamo fatto la prima proiezione all’aperto nel 2008, e ancora oggi lavoriamo insieme a loro. Qualche giorno fa ci siamo incontrati a Castiglione in Teverina, dove Stefano gestisce con la moglie Rosanna e il figlio Riccardo il Multisala Tevere, e gli abbiamo chiesto di raccontarci la sua esperienza con il cinema all’aperto.
Ci racconti la nascita del Cinema Tevere a Castiglione in Teverina?
Nasce da un’idea di mia madre: mio padre aveva un’attività di trebbiatore conto terzi, quindi stagionale. Bisognava inventarsi qualche altra attività invernale e mia madre si informò da una cugina che lavorava a Roma nel mondo del cinema. L’idea iniziale era di aprirlo a Viterbo, sulla Teverina dove avevamo trovato un terreno, ma dato che avrebbe comportato fare 40km al giorno provarono a cercare a Castiglione, dove vivevano. Hanno trovato il terreno dove siamo adesso, hanno iniziato negli anni ‘60 costruendo poco per volta. Quando c’era il primo piano hanno fatto qualche serata danzante per racimolare soldi per gli arredi e le sedie del cinema. Mi ricordo che andammo a Firenze a comprare le poltrone di legno, ribaltabili; ero piccolo, ho questa visione di un signore con una Citroën Pallas che sembrava un’astronave, non avevo mai visto una macchina così grande.
Nel cinema ci sono cresciuto insieme a mio fratello Antonio; dapprima operavamo con i carboni che ti costringevano a stare sempre lì perché se gli elettrodi si spostavano spariva la luce mentre il sonoro andava avanti. Poi abbiamo messo un proiettore con una lampada a xenon, e poi via via fino ai proiettori digitali; siamo stati il primo cinema nella Provincia di Viterbo ad acquistare il proiettore digitale; nel 2009 facemmo L’era glaciale in 3D, poi Avatar: quando usci in tutta Roma ci saranno state una decina di sale attrezzate per proiettarlo in 3D, con una fila enorme perché nessuno voleva vederlo in 2D. Nel 2013 abbiamo aperto la seconda sala al piano di sopra.
Quando avete pensato di fare anche il cinema all’aperto?
È stata un’idea mia, che piaceva a pochissimi; era il ‘91 o ‘92. In Abruzzo c’è sempre stata una tradizione di proiezioni all’aperto per le feste, qui da noi c’era negli anni ‘70, poi è sparita finché non l’ho ritirata fuori negli anni ‘90. All’inizio avevo pensato di riadattare il proiettore del cinema, poi però ho deciso di comprare tutta l’attrezzatura nuova: proiettore, furgone, sedie, uno schermo da 50 mq, ci ho investito tanto. Ho faticato tanto all’inizio, lo proponevo a vari Comuni che storcevano la bocca; eppure, dove riuscivo a fare una serata, l’anno seguente me ne chiedevano tre. Il primo anno ne ho fatte una ventina, il secondo il doppio, dal terzo è esploso tutto. Conoscevo un signore che all’epoca faceva l’operatore, se non sbaglio a Gallese; lui era uno di quelli che faceva il cinema all’aperto, ma era rimasto agli anni ‘60, con un proiettorino con una lampada a filamento, uno schermo di 4 metri. Ho comprato un altro proiettore e uno schermo di 6 metri per 3 e glieli ho affidati: avevo il calendario pieno, dove non riuscivo ad arrivare io andava lui. La notte ci incontravamo e ci scambiavamo le pellicole; durante tutta l’estate tenevo 10-15 film (quindi 50-100 pizze) qui nell’ingresso del cinema. All’inizio anch’io, come mio padre, facevo entrambe le attività: il cinema d’inverno e il trebbiatore d’estate; per 2-3 anni ho continuato, mi addormentavo sul furgone, una volta montato tutto dormivo durante la proiezione. Nel ‘95 ho smesso di fare il trebbiatore.
Ricordi quale film ha avuto maggior successo nelle arene estive?
Il film che ho passato più di tutti è stato Io speriamo che me la cavo, ma ricordo anche Johnny Stecchino, Il mostro, Il postino. A differenza di oggi, i distributori ti cercavano per convincerti a proiettare anche d’estate i film che avevi programmato in inverno.
C’è stata evoluzione rispetto agli anni ‘90?
All’inizio avevo chiesto qualche consiglio a una signore di nome Gastone, che faceva proiezioni all’aperto vicino Roma, ma poi mi sono reso conto che lui non si era evoluto, usava ancora i proiettori trifase e lo schermo non aveva una struttura portante: prendeva una corda, la tendeva tra due palazzi e agganciava il telo. I primi due anni anch’io ho fatto così, e il lavoro più difficile era il sopralluogo per trovare il posto dove poter agganciare la corda, tirarla e appendere lo schermo.
L’idea della struttura è venuta a me. Un giorno vado in piazza dove c’era la festa del paese e vedo una struttura con tutte le luci sopra; allora ho pensato a come modificarla (mi è sempre piaciuto fare cose meccaniche), mi ero studiato tutto: andai col furgone insieme a Rosanna fino a Pordenone per prendere i pezzi che avevo ordinato. Quando Gastone è venuto a vedere la mia struttura portante se ne è comprate due uguali.
Ho fatto delle modifiche alla struttura nel corso del tempo. Prima per legare lo schermo lateralmente usavamo una scala allungabile, che una volta a Gradoli s’è girata mentre ci stava sopra mio fratello; allora ho inventato una cosa semplice: ho inserito un gancio nella struttura e con un’asta prendo una corda, tiro da sotto e si tende ai lati automaticamente, così ho eliminato pure la scala. Anche l’audio è cambiato: prima avevo due bidoni di casse enormi, ora grazie all’ingegnere del suono Fabio Brugnoli ho semplificato e migliorato. Le casse erano amplificate e portare la corrente dal furgone alle casse era più complicato; ora uso casse passive e porto giù solamente il segnale. Con due casse di Fabio posso amplificare in maniera ideale una piazza con più di mille persone.
Anche i tempi si sono ridotti: i primi anni arrivavo sul posto alle 15 e lavoravamo con un caldo enorme, ora arriviamo per le 19. Il lavoro resta però complicato ed è difficile trovare personale che sappia fare queste cose; si trova chi sa fare una proiezione, ma montare lo schermo è la parte più delicata, è una responsabilità enorme: deve andar tutto bene e deve essere sicuro al 100%.
Maggio il mese dei Documentari
📽️Anche quest’anno l’attività primaverile sarà incentrata sul concorso per documentari italiani del 20° Est Film Festival: appuntamento ogni giovedì dal 7 al 28 maggio al Cinema Gallery di Montefiascone; al termine di ogni proiezione gli autori saranno a disposizione del pubblico e della giuria per discutere del film. L’ingresso è gratuito fino a esaurimento posti. Maggiori informazioni sul sito ufficiale.
La giuria, composta dai soci del CIC – Centro di Iniziative Culturali, decreterà il film vincitore dell’Arco d’argento e del premio di 300 euro; la proiezione è in programma a luglio, nell’arena di Piazzale Frigo.
Media e audiovisivi
🎞️Giovedì 7 maggio Salvatore Allocca sarà a Montefiascone per presentare il primo documentario in concorso; per prepararsi consigliamo di (ri-)vedere la sua opera prima Taranta on the Road, disponibile nel catalogo Cecchi Gori su Primevideo: un road-movie nel Salento, una commedia piena di musica che tocca molti temi importanti. Disponibile online (su Raiplay a questo link) anche il suo secondo film di finzione, Mancino naturale, che è stato presentato a Viterbo nella rassegna Cinema & Terme del 2023.

Troviamo online anche due film “vecchi” di un altro regista del concorso per documentari di quest’anno, Francesco Del Grosso. Gratis su Raiplay c’è 11 metri, documentario su Agostino Bartolomei; on demand su Own Air c’è Fuoco Amico. La Storia di Davide Cervia, in concorso a Est Film Festival rispettivamente nel 2012 e nel 2014.
In breve
ℹ️ MEDIA DESK | Lunedì 27 aprile è stato inaugurato, presso lo Spazio Attivo di Viterbo, lo sportello territoriale Lazio Media Desk: sarà un punto di riferimento per chi sviluppa progetti nel settore dell’audiovisivo, per le produzioni e per le imprese locali. L’obiettivo è di costruire un nuovo distretto dell’industria audiovisiva.
💰 NOVECENTO | Tra le tante polemiche per i tagli ai fondi per l’audiovisivo segnaliamo chi si dichiara soddisfatto: l’APIC (Associazione Produttori Indipendenti Cortometraggio) ha accolto con soddisfazione lo stanziamento ministeriale di 900 mila euro per i cortometraggi, cifra inalterata rispetto all’anno scorso. Altri settori hanno meno da festeggiare: il calo per i documentari e per l’animazione è del 40%; per i festival, le rassegne e per la programmazione del film d’essai è del 15%.
🔞 CENSURA| Le polemiche recenti hanno riguardato non solo i tagli al mondo del cinema, ma anche le scelte di alcune commissioni: quella per finanziare i film di interesse culturale e quella che approva il rating dei film. Da pochi giorni è uscito il libro La censura cinematografica in Italia. Pratiche, modelli, archivio digitale (1944-1999): una buona occasione per ripercorrere la nostra storia ricordandoci che, con nomi e forme diverse, la censura esiste ancora.








